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Riforma elettorale

La legge elettorale n. 165 del 3 novembre 2017

Riforme costituzionali
Le Riforme costituzionali nella XVII legislatura
La riforma costituzionale approvata il 12 aprile 2016

 

 

Nella XVII legislatura è stata approvata una legge di riforma costituzionale, non confermata dal successivo referendum, che si collocava nell’ambito di un percorso di riforma caratterizzato da diverse iniziative.

 

La riforma costituzionale approvata il 12 aprile 2016 (cd. Renzi-Boschi)

 

L’8 aprile 2014 il Governo Renzi ha presentato al Senato il disegno di legge recante “Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione” (S. 1429). Al termine dell’iter parlamentare, con la doppia lettura conforme da parte dei due rami del Parlamento, il testo  di legge costituzionale è stato approvato in via definitiva il 12 aprile 2016 (C. 2613-D) e pubblicato sulla G.U. n. 88 del 15 aprile 2016 - (Lavori parlamentari: sintesi e sedute - dal sito della Camera dei deputati). Non essendo stata approvata a maggioranza di due terzi dei componenti di ciascuna Camera, la riforma è stata oggetto di referendum popolare secondo quanto previsto dall'articolo 138 della Costituzione. Il 4 dicembre 2016 si è svolto il referendum popolare confermativo il cui risultato non è stato favorevole all'approvazione del testo di legge costituzionale (59,11% no, 40,89% si - vai alla pagina dedicata).

 

Questi alcuni dei temi trattati dalla riforma in esame:

Composizione del Senato: il Senato è configurato come organo elettivo di secondo grado rappresentativo degli enti territoriali e composto, al massimo, da cento membri. Novantacinque senatori sono eletti dai Consigli regionali e dai Consigli delle Province autonome (74 tra i propri componenti e 21 fra i sindaci dei Comuni dei rispettivi territori). Nessuna Regione può avere meno di due senatori. Cinque senatori possono essere nominati dal Presidente della Repubblica, per un mandato di sette anni non rinnovabile.

Status di senatore: i membri del Senato rappresentano le istituzioni territoriali e i membri della Camera dei deputati rappresentano la Nazione. Al pari dei deputati, i senatori hanno il potere d’iniziativa legislativa ed esercitano le loro funzioni senza vincolo di mandato

Funzioni del Senato: il Senato non è legato al governo da rapporto di fiducia, instaurato solo con la Camera dei deputati. Esso svolge funzioni di raccordo tra lo Stato, gli altri enti costitutivi della Repubblica e l’Unione europea, funzioni per la valutazione delle politiche pubbliche e dell’attività delle pubbliche amministrazioni, per la verifica dell’impatto delle politiche dell’Unione europea sui territori nonché per l’espressione dei pareri sulle nomine di competenza del Governo e per la verifica dell'attuazione delle leggi dello Stato.

Procedimento legislativo e bicameralismo perfetto: quest’ultimo è superato da un nuovo modello di partecipazione della Camera rappresentativa delle Istituzioni territoriali al procedimento legislativo. Salve talune eccezioni, le leggi sono discusse e approvate dalla Camera con potere del Senato di proporre emendamenti entro un termine predeterminato. Il bicameralismo perfetto resta in un ambito del tutto tipizzato dal nuovo art. 70 della Costituzione. Infatti, la funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere solo per alcune leggi espressamente indicate, quali le leggi di revisione costituzionale e quelle costituzionali, nonché alcune leggi ordinarie aventi un contenuto proprio, del tutto tipico, per le quali l’intervento del Senato trova uno specifico fondamento nella sua natura e nella sua composizione. Nel procedimento legislativo possono avere un effetto rinforzato le proposte di modifica eventualmente approvate dal Senato che riguardino l’impiego della cd. clausola di salvaguardia, secondo cui lo Stato può intervenire anche in materie di competenza regionale se ricorrono esigenze di tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica o di tutela dell’interesse nazionale. Viene previsto l’istituto del “voto a data certa” che assicura una corsia preferenziale ai disegni di legge del Governo.

Titolo V della Costituzione: la riforma costituzionale riconfigura la ripartizione di competenze tra Stato e Regioni di cui all'articolo 117 della Costituzione, già ampiamente rivisto nel 2001, anche registrando l’orientamento espresso dalla giurisprudenza costituzionale in occasione dei conflitti fra stato e regioni degli ultimi anni. La nuova configurazione del riparto di competenze amplia la competenza legislativa esclusiva dello Stato e sopprime la competenza legislativa “concorrente” ripartita tra Stato e Regioni, considerando i notevoli problemi interpretativi che essa ha ingenerato dopo l’entrata in vigore della riforma del 2001, soprattutto con riferimento al rapporto vario e mutevole fra principi fondamentali e disciplina di dettaglio nelle singole materie legislative. Resta ferma la “clausola di residualità” che attribuisce alle Regioni la competenza legislativa in materie non riservate alla competenza esclusiva dello Stato, pur con l’indicazione in via esemplificativa di alcune specifiche competenze.

Il riparto delle competenze è reso flessibile da un lato dalla possibilità che la legge dello Stato, a tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica o dell’interesse nazionale (cd. “clausola di salvaguardia” contenuta nel novellato quarto comma dell’art. 117 Cost.), intervenga anche in materie di competenza legislativa regionale e, dall’altro, dal procedimento previsto dal novellato art. 116 Cost. che consente l’attribuzione di forme e condizioni di autonomia differenziate alle regioni a statuto ordinario, nel cui bilancio vi sia equilibrio tra entrate e spese. Anche per le regioni a statuto speciale e per le province autonome è prevista la possibilità di ulteriori forme di autonomia.

Istituti di democrazia diretta e strumenti di partecipazione: è abbassato il quorum di partecipazione per la validità del referendum abrogativo nel caso in cui le firme raccolte dai promotori per la proposta di referendum siano almeno 800mila. Si introduce la possibilità di prevedere forme di referendum propositivo e d’indirizzo.

Soppressione di enti: sono soppressi il CNEL e le Province come enti costituivi della Repubblica.

Riduzione di costi: gratuità del mandato dei senatori, equiparazione dell’importo degli emolumenti dei consiglieri regionali a quello del sindaco del capoluogo di regione e divieto di erogazione di rimborsi o analoghi trasferimenti monetari con oneri a carico della finanza pubblica in favore dei gruppi politici presenti nei Consigli regionali.

 

 

 

 

Testo a cura del Dipartimento per le riforme istituzionali

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento: venerdì 30 marzo 2018